L'evoluzione razionale
Fino a poco tempo fa si credeva che l'optical, il cinetismo, l'arte
programmata, avessero ormai detto tutto e fatto il loro tempo. Io
stesso tendevo a relegare questi movimenti artistici (come gli altri
coevi, per la verità) nell'ambito del passato, non solo
considerandoli irripetibili, il che è giusto, ma soprattutto
considerandoli non fertili, cioè non idonei per essere ancora
sviluppati e per generare nuovi risultati originali. Massimo Salvadori
è la dimostrazione quanto mai attuale che non è
così; si tratta di un errore per il quale mi assolvo, Salvadori
è una piacevole eccezione, ma pur sempre una eccezione; riesce
infatti a rinnovare, a rigenerare e a reinventare i temi comuni e
trasversali a questi movimenti storici, in modo avvincente e
trascinante, dando un contributo di innovazione che certamente in pochi
si aspettavano ancora. Ma questo non significa che il recupero e la
riproposizione di istanze artistiche e culturali passate, con esiti
così brillanti, sia diventata alla portata di molti: il merito
di Salvadori in questo senso è enorme e certo non conviene
aspettarsi di trovare molti altri con la stessa capacità,
perché sarebbe facile restare delusi. I linguaggi artistici e le
soluzioni formali a cui sono giunti al tempo loro il cinetismo e
l'optical, davvero importanti, non sarebbero assolutamente attuali se
riproposti semplicemente oggi. Sono cambiate molte cose in questi
lustri trascorsi (in fondo nemmeno tanti); è cambiata la
società, è cambiata la cultura, è cambiata
(enormemente) la comunicazione; è anche cambiato il ritmo a cui
siamo abituati a vivere quotidianamente, e questo è l'aspetto
sul quale mi pare Salvadori abbia lavorato ottenendo i migliori
risultati. Le sue opere infatti, pur rimanendo vicine alle radici
palesi e dichiarate, hanno un ritmo in qualche modo accelerato, che non
fa pensare a schemi datati, ma al contrario lascia nell'osservatore
l'impressione rassicurante di tenere bene il passo con i ritmi
esasperati della vita del nuovo millennio. Guardando uno schema
geometrico di Salvadori si resta affascinati perché il messaggio
subliminale che si coglie è che in fondo reggere questi ritmi di
vita quasi folli è possibile, basta essere lucidamente presenti
a se stessi per non farsi travolgere. Non si deve però ritenere
che Salvadori dipinga per trasmettere questo messaggio; al contrario,
la sua ricerca tende alla perfezione formale e all'utilizzazione
ottimale degli strumenti scelti senza imporre, e nemmeno richiedere,
una interpretazione o una attribuzione di significato. Ogni opera
è fine a se stessa ed è compiuta quando diviene
percepibile nei suoi risvolti tecnici e formali; la stessa mancanza di
un titolo significativo è indice del fatto che l'autore lascia
ogni possibile lettura alla soggettività del fruitore, senza in
alcun modo indicare una direzione interpretativa preferita o in qualche
misura autentica. Non è il messaggio insito in ogni singola tela
che rileva, ma piuttosto il modo complessivo di porsi dell'autore, la
sua stessa esistenza come artista e la sua capacità di rinnovare
e adeguare al nuovo mondo frenetico quegli strumenti culturali che ha
ricevuto dall'ambiente di origine in cui si è casualmente
trovato, e che rischiavano di divenire obsoleti senza il suo contributo
innovativo. Questa capacità è sorprendente; è
persino difficile da credere. Se non si vedono le opere dal vivo,
è impossibile cogliere quanto siano fresche ed avvincenti,
così chiaramente riferibili ad un contesto artistico che vanta
ormai cinque decenni di vita, e nel contempo così capaci di dare
un senso di “mai visto prima”. Si possono passare minuti
interminabili ad esaminare un solo angolo di una piccola opera, avendo
sempre davanti qualcosa di diverso, ogni volta che si rilegge
l'immagine, che si sfuoca e si rimette a fuoco la visione, ogni volta
che si coglie una nuova concatenazione di elementi geometrici o una
nuova relazione tra i molteplici piani virtuali di osservazione, come
entrando in un caleidoscopio tridimensionale. Salvadori è una
piacevole sorpresa, dimostra che l'arte è viva, che non smette
mai di trovare nuove strade anche dove nessuno sembra vedere vie
praticabili. Ma soprattutto dimostra che non si deve necessariamente
seguire la moda commerciale del momento per essere artisti di spicco.
Giuseppe Antona |